• (Norvegia 2017)
  • Il famoso ponte di Tromso e la cattedrale artica (Norvegia 2017)
  • (Tromso, Norvegia 2017)
  • Il porto di Tromso (Tromso, Norvegia 2017)
  • Un pastore di renne dentro ad una tenda Sami (Tromso, Norvegia 2017)
  • Un branco di renne in attesa della migrazione (Tromso, Norvegia 2017)
  • (Tromso, Norvegia 2017)
  • Il sole tramonta su L'aurora boreale Tromso (Norvegia 2017)
  • L'aurora boreale (Tromso, Norvegia 2017)
  • L'aurora boreale (Tromso, Norvegia 2017)
  • L'aurora boreale (Tromso, Norvegia 2017)

Finalmente aurora

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È la terza volta che vado in Norvegia, facendo sempre base in quel posto molto particolare che è Tromso (Tromsø per essere corretti), ma è soltanto la prima visita che lo faccio in inverno.

Considerata “la città più a nord del mondo”, Tromso è famosa tra i turisti, oltre per l’avvistamento delle balene, per altri motivi: il sole di mezzanotte durante l’estate e l’aurora boreale d’inverno. Se il primo mi aveva affascinato, lasciato stranito e sorpreso più di quanto immaginassi, la seconda era sicuramente tra le cose che desideravo vedere prima di morire.

L’aurora la devi vedere dal vivo, non ci sono foto o video che te la facciano capire” mi dicevano sempre lassù, e solo adesso che ho avuto la fortuna di poterla ammirare riesco a capire il perché.

Avevo appena finito di cenare quando il mio ospite mi annuncia, con un tono da faccenda quotidiana: “Northern lights!“. Al momento sono incredulo, sono qui da quattro giorni e ancora, tra un paio di giornate segnate da enormi fiocchi di neve e altre di poca attività solare, non ho avuto il minimo segnale di questa meraviglia della natura. Avevo messo in conto di tornare a casa senza vederla, conosco più di una persona andata appositamente fin lassù per poterla ammirare e che è tornata a casa dopo una settimana o più senza averne l’opportunità. “Se l’universo vorrà, allora la vedrò” mi continuavo a ripetere, ma non posso negare che quei momenti di dubbio mi facevano fremere.

Mi alzo e corro verso la vetrata: un soffice bagliore verde attraversa il cielo da un orizzonte all’altro. Sono incredulo, eppure so che è vero. Il tempo di mettermi scarpe e giubbotto, prendo la macchina fotografica e sono fuori con i piedi affondati nella neve e il naso all’insù. Faccio qualche scatto frenetico, non so quanto durerà, se tornerà, non mi azzardo ad andare in una zona più buia per la paura di perdermi quel momento magico. Non mi importa di portare qualche buona foto a casa, voglio godermi quel momento, la voglio solo ammirare, forse per l’unica volta nella mia vita.

E quando scompare, misteriosamente come quando è apparsa, non posso fare a meno di esternare la mia felicità con qualche messaggio diretto verso l’Italia e verso amici più lontani. Sentendomi dire “La gente di qui dice che stasera non è molto luminosa e anche poco definita” una mia amica mi fa notare saggiamente: “Non ti far fregare, è la TUA aurora“. E ovviamente ha ragione.

Ma, se ormai credevo di non poter chiedere di più, la mia fortuna si dimostra essere doppia quando, la sera successiva, la vedo tornare e finalmente capisco: l’aurora è totalmente imprevedibile. Ed è il movimento che, più di ogni altra cosa, mi toglie il fiato: ora una immobile colonna di luce che sbuca dalle montagne, ora una lenta mongolfiera che galleggia in aria, ora una tenda mossa dalla brezza del cielo, ora un nastro che si sfila velocemente tra invisibili ostacoli.

Non voglio cercare di descriverla perché finalmente so che sarebbe inutile. Ma avevano davvero ragione: l’aurora va vista con i propri occhi.

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